Gazzetta del Mezzogiorno - Triggiano in corsa 4

Inclusività, ovvero la volontà di rendere gli spazi pubblici accessibili a tutti i cittadini, senza esclusioni né limitazioni strutturali.

Questo è l’obiettivo principale della manifestazioneTriggiano in corsa”, lo ribadisce anche il Sindaco attraverso una dichiarazione rilasciata alla Gazzetta del Mezzogiorno e pubblicata sul numero del 17 aprile 2018. Attraverso questa manifestazione inclusiva, a Triggiano, si raccolgono le donazioni dei cittadini per la realizzazione delle opere pubbliche, per l’appunto inclusive, ovvero accessibili a tutti, disabili compresi.

Le strade di Triggiano sono piene di cartelloni colorati che pubblicizzano la manifestazione “Inclusiva” per eccellenza, la manifestazione che da 4 anni crea cultura e prova a realizzare il sogno delle pari opportunità. Da quest’anno abbiamo anche le automobili con la pubblicità! Automobili che muovendosi per il paese, volontariamente o involontariamente, diffondono la cultura inclusiva stimolando l’intera cittadinanza alla partecipazione economica e fisica a favore della giusta causa.

Alla fine, passare una giornata all’aria aperta sentendosi più buoni per aver donato 7 euro a favore di una causa così nobile è un sacrificio che tutti possono fare.

I cartelloni, le automobili trasformate per l’occasione in mezzi pubblicitari e l’articolo della Gazzetta del Mezzogiorno mi fanno sorgere il dubbio che qui a Triggiano siamo molto più bravi a far sognare che a concretizzare gli stessi sogni.

L’utilizzo di concetti come “inclusione”, “pari opportunità”, “eliminazione delle barriere architettoniche” sono a dir poco abusati, quantomeno utilizzati a sproposito.

Per quanto mi riguarda utilizzati anche in maniera offensiva. Si, li ritengo offensivi perché utilizzati a gran voce attraverso i post sui social, i selfie autocelebrativi, cartelloni e filmati, senza mai guardare a chi per muoversi su carrozzina è costretto ad utilizzare la strada, le corsie destinate alle automobili e tra le automobili per evitare il percorso da rally proposto dai marciapiedi, quando ci sono, di ogni strada del nostro paese.

Ci mobilitiamo per la realizzazione di parchi inclusivi senza pensare prima alla realizzazione di marciapiedi e strade a norma che permettano il raggiungimento degli stessi.

Ci dimentichiamo di colorare di giallo gli stalli per le auto delle persone disabili mentre si pensa alla realizzazione di un altro parco “Inclusivo” (a tal proposito ricordo che Via Casalino, oggetto di recente restyling, è ancora sprovvista di tali stalli nonostante la mia segnalazione del 27.10.2017 che non ha mai ricevuto risposta).

Raccogliamo fondi per la realizzazione di un parco destinato allo sport “per tutti” mentre l’amministrazione comunale non concede gli spazi pubblici di proprietà del Comune (palestre e palazzetto dello sport) ad associazioni che sarebbero disponibili anche gratuitamente ad occuparsi dello sport per persone disabili.

Non si è avuto ancora il tempo di dar vita alla Consulta sulla disabilità ma si sponsorizzano opere, sulla carta inclusive, destinate a rimanere il vezzo inclusivo di un’associazione che annovera tra i suoi componenti anche amministratori locali.

La manifestazione “Triggiano in corsa” è un meccanismo rodato che ha già prodotto un bel risultato quando è riuscita a raccogliere i fondi per la realizzazione del Bimbiland. Per quanto mi è stato possibile ho partecipato in prima persona sia alla raccolta fondi che ai lavori di montaggio della giostra. Purtroppo, a meno di due anni dalla sua inaugurazione (luglio 2016), si può constatare che il parco ha subito notevoli danni materiali e riceve poca manutenzione. Molto probabilmente siamo a questo degrado perché non è stata prevista una attività di vigilanza e manutenzione in sinergia con l’amministrazione comunale che senza un correttivo produrrà la distruzione di quanto realizzato con il sacrificio dei cittadini Triggianesi.

Quindi, per concludere, domenica 22 aprile 2018 mentre molte persone correranno verso il sogno di una Triggiano inclusiva molti altri rimarranno fermi a contemplare la dura realtà, fatta di barriere culturali e architettoniche nella speranza che qualcuno dei sognatori si svegli.